Quel “Fai schifo” che ci sbatte in faccia la mancanza di empatia.

«Fai schifo, vattene a casa e non fare pena agli italiani che ti votano xke sei storpi>>
Queste sono le parole(sgrammaticate) che una delle concorrenti di Miss Italia si è vista scrivere da una donna come commento social ad una sua foto.
In questi due giorni ho ragionato un po’ sull’accaduto e credo che quel “fai schifo” dovrebbe far riflettere ognuno di noi.
Dietro ai famosi leoni da tastiera che sfogano le proprie frustrazioni sui social si cela una profonda ignoranza frutto di una mancanza di empatia che dovrebbe farci rabbrividire.
Io invece vorrei avere un po’ di empatia e mettermi nei panni di questa signora.

Cosa avrà pensato prima di scrivere? Quale fretta aveva nel rendere pubblico il suo giudizio senza neanche controllare gli errori grammaticali nella sua frase? Che tipo di rivalsa o pregiudizio deve averla spinta a scrivere una cattiveria simile?
Magari è stata 30 minuti a cercare parcheggio e si è domandata come mai quei due posti vuoti fossero riservati ai disabili. Avrà pensato fra se e se: “A questi gli danno pure i parcheggi…Che stessero a casa…Mo pretendono pure di uscire”.
Magari carica di una giornata storta o pesante sarà tornata a casa, avrà sbirciato sui social e dopo aver condiviso qualche fake news si sarà sentita in dovere di dover dire la sua anche sulla questione Miss Italia e disabilità.
La signora in questione forse pensa che le persone con disabilità debbano essere nascoste, rinchiuse, ferme in casa a piangere e a fare le “persone disabili”.
La signora forse non concepisce cosa ci sia dietro ad una persona che convive con la sua disabilità, che va fiera della sua disabilità, che non si abbatte per la sua disabilità, che lotta affinché tutti possano vedere che non c’è bruttezza o vergogna in una protesi, in un tutore o in una carrozzella.
Cosa c’è di sbagliato in Italia? Perché l’inclusione sociale è così difficile?
Leggo giornalmente di difficoltà derivanti da un senso civico che faccio fatica a trovare in questo paese.
Si parte dai parcheggi per disabili occupati da macchine che non ne hanno diritto, passando per i tanti parchi gioco che non prevedono inclusione per tutti i bambini, fino ad arrivare alla totale assenza di persone con disabilità nelle normali pubblicità (tranne in quelle per richiedere soldi per la ricerca…come è giusto che sia), nelle riviste, nelle sfilate.
Avete sentito che la nazionale paralimpica di Atletica Leggera ha portato a casa ben 17 medaglie ai Campionati Europei? Probabilmente no perché la notizia non ha ricevuto la stessa eco che ha avuto l’arrivo in Italia di un nuovo calciatore o il matrimonio di qualche celebrità.
Personalmente tocca a noi smuovere qualcosa, organizzare, portare a conoscenza.
Qualcuno si arroga il diritto di scrivere ad un’altra persona “fai schifo, vattene a casa” e io non posso fare a meno di interrogarmi se sia giusto quello che sto facendo per fare in modo che Costanza sia stimolata e possa un domani essere consapevole della sua disabilità, ironizzarci ed andarne fiera.
Se un domani mia figlia avrà il desiderio di fare la ballerina o la giornalista in prima serata o l’astronauta o la casalinga, sarò contenta di sostenerla e non porrò di certo come ostacolo la sua disabilità alle braccia.
Mia cara signora del “fai schifo”, tra la condivisione social di una fake news e di tazzine di caffè fumanti, si vada a cercare il significato di “empatia” e provi a praticarla. Basta poco. Mi dia retta.

 

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