Piccolo pensiero sull’ inclusione sociale

Bianca è nella fase Playmobil. Li adora e ci passa le ore ad inventare storie. In Germania, nella cittadina dove andiamo ogni 6 mesi e dove si trova la clinica ortopedica nella quale è in cura Costanza, c’è un negozio di giocattoli che vende ogni tipo di Playmobil. Bianca ha passato una settimana a sognare davanti a quella vetrina finché l’ultimo giorno non abbiamo deciso di portarla dentro e farle scegliere un Playmobil piccolo che si potesse portare nel suo zainetto in treno. Lei ha guardato ogni singolo pupazzo con cura, ha saltato a piedi pari fatine e principesse ed ha scelto “il papà che porta la bimba che ha male alle manine sulla carrozzina”. Ovviamente in Italia non vedremo mai sugli scaffali questo tipo di personaggi e ovviamente in Italia non sappiamo neanche cosa significhi inclusione sociale. Ci siamo spesso chiesti se portare Bianca con noi in quella clinica fosse giusto, se fosse giusto coinvolgerla e spiegarle quello che vive sua sorella. Forse anche in queste piccole cose la stiamo educando. Spero solo che le mie figlie non si imbattano nell’ignoranza di persone che dietro ad una tastiera insultano pesantemente una persona disabile. Forse se in Italia si pensasse un pochino all’inclusione sociale in un futuro prossimo ci saranno meno stronzi e più esseri umani!

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