L’esperienza di una nascita

fotoLa cosa che tutti mi dicevano quando aspettavo Bianca era:” La gravidanza è un periodo meraviglioso, GODITELO.” Bene, per me non è stato così. Ho avuto una gravidanza che solo a ripensarci mi vengono i brividi. Nausea e vomito fortissimi che mi hanno costretta a varie corse al Pronto Soccorso per disidratazione; Diabete gestazionale; svenimenti improvvisi con conseguenza di dente incisivo rotto. Timore di problemi cardiaci che mi hanno portato ad esami e holter cardiaco ed infine, ad Aprile, durante la flussimetria, mi diagnosticano delle resistenze uterine che non permettono alla bimba di nutrirsi quanto dovuto.

Ho svolto tutte le cure e i consigli del ginecologo ma, a fine maggio la situazione è precipitata: durante una seconda flussimetria mi dicono che la bimba è troppo piccola per l’età gestazionale e che se entro una settimana non avessero visto miglioramenti era necessario un ricovero per farmi partorire. Dopo una settimana siamo tornati speranzosi ma la bimba non era cresciuta ed era di molto sotto al peso in “percentile” (parola che mi ha fatto compagnia per un mese) per i feti alla 35^settimana. Avevo sempre pensato al mio parto come qualcosa di stupendo, doversi preparare, preparare i vestitini nelle sacchettine, scegliere il corredino per la carrozzina… ora venivo proiettata in una realtà completamente diversa in un ospedale che non avevo scelto per partorire. Ho passato 15 giorni all’Ospedale San Camillo di Roma. Ospedale di primo livello per la neonatologia e soprattutto dotato di terapia intensiva neonatale. Mi hanno spiegato che avrebbero monitorato la bimba e cercato di farla rimanere il più possibile nella mia pancia, con estrema chiarezza mi dicevano che farla nascere alla 35^ settimana sarebbe stato complicato perchè il sistema respiratorio di un feto si sviluppa proprio in quelle settimane e che al primo allarme di sofferenza fetale avrebbero tirato fuori la bimba continuando a farla crescere in terapia intensiva. Il reparto che mi ha ospitata in quei giorni era il reparto di ostetricia e ne ho viste e sentite tante… Mi sembrava di essere in manicomio. Sentivo le urla delle partorienti, le mamme che perdevano bimbi a 5 mesi di gravidanza o che partorivano creaturine di 700gr. Chiamavo mio marito in lacrime dicendogli che stavo impazzendo, che non volevo partorire e che avrebbe dovuto portarmi via. In pratica ho fatto il corso di preparazione al parto dal vivo; e pensare che fino a quel momento non avevo voluto ne vedere ne leggere nulla sull’ argomento. Avendo constatato che la bambina era cresciuta un pochino, i dottori hanno deciso di rimandarmi a casa. Ormai ero alla 37^ settimana ed avrei solo dovuto aspettare le doglie. Ho iniziato ad avere piccole contrazioni il 26 giugno circa alle 23. Ho aspettato, mi sono messa a dormire consapevole che sarebbe stato inutile andare in ospedale perchè non avevo forti dolori ed io, durante il ricovero, avevo visto donne contorcersi quindi di sicuro non ero in procinto di partorire. Ho aperto gli occhi alle 5 di mattina con contrazioni ogni 10 minuti. Il dolore era ancora sopportabile ma per non rischiare era meglio preparasi ad andare in ospedale. Ho aspettato fino alle 6 ed ho svegliato Andrea. Mi sono fatta la doccia, la piega ai capelli, mi sono truccata ed ho preteso che mio marito stesse calmo e si facesse la barba. Andavamo a conoscere la nostra bimba e quindi era d’obbligo essere presentabili. Siamo saliti in macchina alle 8 di mattina e ci siamo immessi nel traffico di una Roma completamente bloccata. Posso raccontare di aver fatto un bel pò di travaglio sulla Via del Mare in mezzo a centinaia di macchine mantenendo la calma e ridendo come una matta. Siamo arrivati in ospedale verso le 10. Mi sono messa in fila al Pronto Soccorso e dopo la visita mi hanno mandato per precauzione a fare un monitoraggio ma per loro non ero in procinto di partorire e quindi mi avrebbero rispedito a casa. Un’ ora dopo, al cambio turno, il nuovo medico decide di rivisitarmi. Ero già a 2 cm. Decidono di ricoverarmi ma non ci sono posti in reparto e quindi mi spediscono direttamente in sala parto. Quì i dolori si fanno più insistenti. Guardo l’orologio e vedo che sono le 11:38. Ci sono altre donne in attesa sdraiate sui lettini, non c’è posto per me ma una di loro mi invita ad appogiarmi ai piedi del suo letto. Carinamente rifiuto la sua offerta. Sto meglio in piedi, mi sembra di poter controllare il dolore. Non urlo, non faccio rumore, mi piego in avanti e tengo il fiato. Arriva un’ ostetrica corpulenta. E’ gentile con me e mi spiega che per come sto in viso di sicuro ci vorrà un bel pò prima di vedere la bimba. Mi trovano una stanza per il travaglio, è nuova, bella, odora di pulito ed ha persino una magnifica doccia. Guardo fuori, c’è il sole, è una bella giornata per far nascere la mia bambina, sento donne che urlano nelle altre stanze e mi esce un sorriso pensando che di lì a poco sarebbe toccato a me. Torna l’ostetrica, mi dice che mio marito si sta vestendo e sarà da me a momenti, ma io penso che è presto per farlo entrare, i dolori ci sono ma ancora sono sopportabili e non mi va di tenerlo prigioniero qui. Vado in bagno e vedo del sangue; mi spavento ma mantengo comunque la calma. “C’è del sangue” dico all’ ostetrica che è dietro la porta; “è normale” risponde lei con il tono che nasconde un mezzo sorriso. Mi attaccano gli elettrodi del monitoraggio ed iniziano a farmi domande per compilare la scheda di nascita. Arriva Andrea, è vestito con un camice verde, gli stringo la mano e continuo a rispondere. I dolori sono sempre più forti ed ogni volta che arrivano non riesco a rispondere alle domande che mi sta facendo l’ostetrica. “Mi fanno male i reni” le dico. Lei guarda lo schermo del monitoraggio, alza gli occhi e mi fa “cioè, ti senti che devi spingere?” “Si” le dico io “Mi sento un dolore in basso”. Abbassa la testa ed esclama “Signora, è mora! Vedo la testa. Ci siamo”. Da quel momento non ci ho capito più nulla. Ricordo solo di essermi morsa le labbra per non urlare, di avere il sapore del sangue in bocca di aver detto: “Non so se riesco a partorire. Non ho fatto il corso preparto”. Ricordo che all’ ultima spinta l’ostetrica mi si è piantata sulla pancia e guardandomi in viso mi ha detto di non trattenermi ed urlare. Bianca è nata alle 13:08 e pesava Kg2,250. L’attimo che è passato prima che piangesse ci è sembrato un’eternità. “E’ piccola!!!” urlavano le ostetriche intorno a me”, “terapia intensiva, chiama il pediatra”. L’ho avuta in braccio solo per pochissimi minuti, non potevo vedere il suo viso ma ha aperto gli occhi ed ha guardato suo padre. Il pediatra mi chiede se sapevo che la bimba sarebbe nata così piccola… Si, lo sapevamo, speravamo crescesse di più ma così non è stato. Niente terapia intensiva, la bimba è forte e risponde a tutti gli stimoli. Solo culla termica per lei. Ha avuto un forte calo fisiologico nei giorni a seguire arrivando a pesare kg 2. Abbiamo passato brutti momenti, l’abbiamo riportata a casa che pesava kg 2,010. E’ stata dura portarla in giro, la gente si impressionava e non esitava a farcelo presente…Ma questa è un’altra storia. Ora Bianca pesa quasi 8 chili, certo è sempre piccolina per i suoi 9 mesi ma sta benone e i medici dicono che va bene così.

N.d.A. Pubblicato anche sul sito http://mammeallestero.blogspot.it

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