Arianna & Martin

Ari_MartinLa mia amica Chiara mi ha proposto di raccontare l’ esperienza con mio figlio e mi è sembrata un’idea stupenda, non solo perchè a chiunque piace un po’ parlare di sè, ma anche perchè raccontare un’esperienza cosi’ intima e speciale, ma anche tanto unica e particolare può essere un ottimo modo per confrontarsi e condividere, per non sentirsi sole anche nei momenti più difficli di un percorso che, almeno all’inizio, sembra tutto in salita.

Per comprendere fino in fondo la storia di ogni mamma, bisogna andare un po’ indietro nel tempo ed iniziare dal capire come si arriva a questo punto. Mi chiamo Arianna, ho 37 anni e sono la mamma di Martin che compirà 2 anni il mese prossimo. Sono sempre stata una ragazza abbastanza “vivace”, nel senso che sono piena di interessi e ho trascorso la mia adolescenza e prima giovinezza tra i libri, mi sono laureata, ma anche tra i divertimenti dei viaggi, della vita notturna, dei concerti, della musica, del teatro, che ho scelto come lavoro per 10 anni, insomma non ritengo di essermi fatta mancare nulla.

 

Ho conosciuto il mio compagno, e padre di mio figlio a 17 anni e la nostra storia, molto travagliata, è però contraddisitnta da una grande sintonia per quanto riguarda passioni ed interessi in comune, questo ci ha portato a ritrovarci sempre e a condividere quasi tutta la nostra vita. Ci amiamo tanto, pure se a volte ci siamo allontanati e anche la scelta, perchè di scelta si è trattato, di avere un figlio è stata ponderata e condivisa con assoluta partecipazione. Diciamo che dopo aver viaggiato, studiato, traslocato 30 volte e sperimentato varie forme dello stare insieme, ciò che ci mancava era proprio un figlio, per poter incanalare questo nostro amore in qualche altra direzione che non fosse l’ossessione, in senso buono, di noi due. Sapevo che sarebbe stato un passo difficile, ma non immaginavo quanto. la mia gravidanza è stata meravigliosa, ho lavorato fino all’ultimo, ho fatto sport e mi sentivo pronta, piena di energia, ero solo terrorizzata dal parto, non so perchè sentivo che ci sarebbero stati dei problemi. Mio figlio aveva fretta di venire al mondo, fretta che poi lo ha contraddistinto anche in questi 2 anni,circa 20 giorni prima del previsto mi si sono rotte le acque e con estrema calma, visto che non avevo nessun dolore, mi sono preparata per andare in clinica. Ho scelto una clinica per partorire,fondamentalmente perchè mi volevo assicurare l’analgesia epidurale e non rischiare di soffrire troppo, evidentemente questo pensiero mi si è ritorto contro e mi sono anche resa conto di essere in controtendenza visto che chiunque sentivo intorno a me, si batteva per partorire in modo naturale, con dolore, in casa…discorsi per me inconcepibili…comunque il mio parto si presentava difficile, il travaglio non inizio’ spontaneamente e dopo qualche ora scelsero di ricorrere  all’induzione,che non auguro al mio peggior nemico. tutto andava molto velocemente, sembrava che mio figlio volesse proprio uscire, ma di fatto non usciva. Mi hanno fatto l’epidurale 2 volte perchè non aveva funzionato, hanno cercato in tutti i modi di aiutarmi a partorire naturalmente ma niente da fare, poi hanno iniziato con la ventosa, una cosa straziante, ho visto il mio compagno pallido e assolutamente impotente accanto a me che mi disperavo finchè in fretta e furia, e senza spiegazioni, mi hanno portato via, da sola,per un cesareo d’urgenza dopo circa 12 ore di sofferenza. Io ero scioccata e ho creduto veramente di morire, non pensavo neanche più a cosa stessero facendo a mio figlio, ma credevo sul serio che non ce l’avrei fatta. Alle 5 e 13 di quel sabato mattina finalmente lo strazio finisce, mi hanno fatto vedere mio figlio per un attimo, me lo hanno messo vicino e mi ricordo di avergli guardato la bocca, disegnata uguale identica alla mia, in quel momento l’ho “riconosciuto”. Mi ha stretto il dito forte mentre piangeva ed era bellissimo, ho capito che era un tipetto tosto. Mentre mi ricucivano piangevo disperata, ero spaventata e tristissima per come erano andate le cose, sentivo di aver fallito, di non aver saputo affrontare una situazione che tutte le donne, o quasi, superano molto piu’ semplicemente. Ricordo che il primo giorno non ho voluto vedere nessuno e i miei strettissimi familiari che sono venuti a trovarmi mi hanno vista solo piangere. Le cose peggioravano col passare delle ore perchè non mi portavano mio figlio e nessuno sapeva dirmi nulla, ho pensato di tutto, che avesse qualcosa che non andava, che ci fossero dei problemi…infatti me lo hanno portato il pomeriggio di quel giorno con la testina ferita dall’uso della ventosa e voi immaginate cosa può passare nella testa di una mamma. Inizia così la vita con Martin nella culletta accanto al mio letto, io non potevo muovermi per i dolori, però non volevo essere diversa dalle altre mamme e quindi decido di tenerlo nella stanza con me giorno e notte, ma per il terrore di non riuscire ad accudirlo trascorro i primi 3 giorni senza chiudere occhio mai. Lui mi sembrava buonissimo, non piangeva, dormiva sempre e io tentavo in ogno modo di attaccarlo al seno, cosa che tutti mi esortavano a fare, insistevo con dolore ulteriore, ma mio figlio non si sfamava. E’ sceso di peso 300 gr. in 3 giorni, aveva l’ittero altissimo e al momento delle dimissioni io vado a casa e lui no. è stato tremendo mi sembrava un incubo tornare a casa senza di lui, mi tiravo il latte di continuo, latte che non avevo e,ogni 3 ore,mi trascinavo in clinica per poterlo tenere 10 minuti, ma per 2 giorni non l’ho potuto neanche toccare perchè non potevano tirarlo fuori dalla lampada, l’ittero non si normalizzava. Tutto questo è durato una settimana, la settimana più brutta della mia vita, non mi sembrava possibile che la sfortuna si fosse accanita così tanto su di noi. Poi e’ arrivato finalmente il giorno in cui me lo sono portato a casa, ero felicissima, ma purtroppo le cose non vanno come devono. Non avevo latte e mi sentivo frustrata, un ulteriore fallimento. Lui aveva le coliche e io ho iniziato a soffrire di insonnia. Dopo 18 giorni, sotto consiglio della pediatra,ho smesdo di allattarlo, o almeno di provarci, e ho iniziato con il latte artificiale, benedetto, che mi ha salvata. Io però non stavo bene. Mio figlio è stupendo, e lo era anche di più da piccolino, un bambolotto sempre sorridente con due occhioni azzurri spettacolari, ma più lui era sereno e allegro, più io piangevo. Inizia la depressione. Avevo sentito parlare della depressione post partum, ma non ritenevo potesse interessarmi in prima persona, finchè non ho letto un libro che mi ha illuminato e che mi ha convinto ad andare in terapia. Martin aveva ormai 10 mesi quando ho iniziato una terapia psicologica per tentare di riprendermi la vita. Soffrivo di insonnia, vedevo il mio corpo cambiato e imbruttito e non riuscivo ad accettarmi, non avevo più voglia di fare nulla, di vedere gli amici, di uscire, di fare sport, mi trascinavo tra letto e divano, pensavo di essermi letteralmente rovinata la vita. Mi mancavano le energie per accudire mio figlio, sono addirittura tronata a vivere con mia madre, che è stata la colonna portante di questo mio brutto periodo. Pensavo di continuo alla mia vita prima di Martin, a tutte le cose che non avrei piu potuto fare, alla liberta’ che non avevo piu’, non riuscivo a concentrarmi sul presente, tantomeno su come sarebbe stato il mio futuro con una famiglia al completo, ma provavo solo malinconia per un passato che mi sembrava perfetto e che non sarebbe piu’ tornato. Vedevo piangere il mio compagno che da solo non ce la faceva a sostenermi, a lavorare e ad occuparsi di Martin, mi chiedeva di tornare in me, non mi riconosceva più,insomma un disastro. Fortunatamente dopo circa 6 mesi di terapia inizio a vedere la luce. Arriva l’estate e progettiamo una vacanza noi 3 insieme, intanto mio figlio cresceva e bruciava tutte le tappe, a 10 mesi ha camminato e ora che non ha nemmeno 2 anni parla bene ed è intelligentissimo, un bambino speciale e non solo per me che sono la sua mamma. Questa vacanza ha cambiato la nostra storia, ho ritrovato la pace in me stessa, ho ricominciato a dormire più di 2 ore di seguito e mio figlio con me, ho ricominciato a pensare al futuro e a fare progetti. Improvvisamente mi sono accorta di quanto fossi fortunata, di quanto straordinario fosse il mio bambino e dell’ amore che il mio compagno ci aveva riservato; il grigio intorno a me si tingeva di bei colori. Penso spesso alle cose che si dicono, a chi sostiene che l’istinto materno è insito in ogni donna, a chi dice che le donne nascono per essere madri e non mi riconosco assolutamente in nessuna di queste affermazioni. Ho dovuto imparare tutto:a vivere con mio figlio, a nutrirlo, a farlo addormentare, ad avere pazienza e la nostra storia insieme e’ appena cominciata. con lui nulla è stato facile, ma più alto è il prezzo che si paga più prezioso è ciò che si riceve. Ho lottato per un anno, a volte lotto ancora, per riuscire ad accettare questo mio nuovo ruolo di madre, ruolo che mi aveva tolto il sonno, il rapporto “idilliaco” che avevo col mio compagno, che mi aveva tolto la serenità e la spensieratezza, finchè sono riuscita nel mio intento, quello di provare ad essere una mamma giusta per mio figlio e tornare ad essere una donna. La vita è strana, spesso succedono cose davvero insolite, ho sempre adorato i bambini e credevo di avere tutte le risposte, la verità in tasca, pensavo che al solo vedere mio figlio sarei impazzita di gioia, avrei fatto feste tutti i giorni invitando amici e parenti a conoscere il nuovo arrivato, pensavo che noi tre insieme avremmo costruito il nostro piccolo nido d’amore e niente e essuno avrebbero potuto scalfire questa felicità. La realtà è ben diversa dalla fantasia, mettere al mondo Martin è stata l’esperienza più forte, dolorosa, sconvolgente e straordinariamente meravigliosa di tutta la mia vita; essere sua madre mi ha cambiato, mi ha reso migliore, mi ha reso forte, mi ha dato il coraggio di rivoluzionare la mia vita che da anni era impantanata in realtà che non sopportavo più. Sono convinta che nulla accade per caso e io evidentemente dovevo passare attraverso questa sofferenza per poter essere migliore. Rimpiango tantissimo non essermi goduta con gioia i suoi primi mesi e quando ci penso mi vengono ancora le lacrime agli occhi, ma fortunatamente avremo una vita intera da condividere. Ora, nonostante i cambiamenti, posso dire di essere tornata  la ragazza “vivace” che ero, progettiamo viaggi, feste e cene in compagnia, ma il tema di tutto questo è cambiato:ha gli occhi blu e la frangettina, la gioia di vivere sprizza da ogni suo poro, è curioso, dolcissimo e sensibile, ama gli animali come me, canta quando si sveglia la mattina, adora le feste e gli altri bambini, la natura e la montagna. si chiama Martin ed è l’amore della sua mamma.

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